APOCALISSE ZOMBIE

COME FERMARE

L'EPIDEMIA DEL CANCRO

Grazie al corretto utilizzo e alla manutenzione delle cappe da laboratorio


Un libro con cui approfondire l'utilizzo delle cappe Chimiche e BioHazard


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A chi è rivolto il libro?

  • A tutti i tecnici di laboratorio di cappe chimiche e cappe Biohazard
  • Agli RSPP (Responsabili della sicurezza, prevenzione e protezione)
  • Agli universitari che si avvicinano per la prima volta ai DPC
  • A chi vuole informare, formare e tutelare se stesso e gli altri

Alcune recensioni su

Leggi le recensioni originali.

Un "must" per chi lavora con cappe in laboratorio

Di: Emanuele La Marca il 18 agosto 2017

Libro assolutamente consigliato per chi utilizza i DPC in laboratorio. Sarebbe una dispensa utilissima da inserire nel percorso universitario. La buona prassi che deriverebbe dal seguire le indicazioni avrebbe risvolti sociali come accennato nel titolo.
Grazie Fabrizio, e complimenti.

Una Scoperta!

Di: Chiara il 26 maggio 2017

Un testo che mi ha aperto un mondo nonostante ci viva da moltissimi anni.
Mi era stato consigliato, ma scoprire da un libro del genere basato su esperienze reali e documentate che le mie abitudini lavorative ma anche di tutti i miei collaboratori fossero sbagliate è stato un fulmine a ciel sereno.


Consiglio vivamente a professori come me, ma soprattutto ai ragazzi che si apprestano all'utilizzo delle cappe da laboratorio di comprarlo immediatamente e fare tesoro di quanto descritto
Ringrazio il Dr. Cirillo per quanto realizzato e per aver condiviso con noi la sua esperienza
Per la prima volta qualcuno si ricorda che le sostanze chimiche manipolate in laboratorio possono essere molto pericolose e questo testo cerca di aiutare tutti noi che le manipoliamo quotidianamente a migliorare le nostre abitudini lavorative.

Interessantissimo. Assolutamente da leggere

Da: Danilo R. il 6 marzo 2017

Ho trovato questo libro più un manuale all'utilizzo delle cappe che altro da tenere sempre vicino alla cappa a portata di mano.

E' strutturato benissimo e ho trovato molto funzionali le Mappe Mentali utilizzate sia per il sommario del libro sia per i vari indici ma soprattutto per schematizzare cose più complesse con una facilità disarmante che da modo

di imprimerle efficacemente a lungo tempo.
In fondo al libro c'è anche una sezione di documenti utili che secondo me è troppo riduttiva come se fosse messa alla fine e avesse meno valore ma solo quei 2 documenti finali valgono il doppio del valore di acquisto onestamente.

Sono 2 documenti che possono essere facilmente replicati o fotocopiati da attaccare sulle cappe chimiche e cappe biologiche e che riassumono in 12 punti cosa bisogna fare e in 26 punti cosa bisogna evitare prima /durante e dopo l'utilizzo di una cappa.

Consigliatissimo, sembra uno starter kit del bravo operatore di cappe e io sinceramente lo consiglio a tutti soprattutto ai più giovani per partire alla grande perché nonostante i molti anni di lavoro con le cappe nei laboratori, anche farmaceutici, nessuno mi ha raccontato certe cose quindi spero solo di non essermi ammalato di cancro.

UTILISSIMO!!!

Da: dott.luke il 6 marzo 2017

Il libro è stato veramente una sorpresa incredibile, sono un ragazzo universitario della facoltà di chimica e devo dire che all'Università hanno a malapena accennato a cose del genere anzi sembra come se i professori ne sapessero veramente poco in ambito al corretto utilizzo delle cappe per proteggere la nostra salute.


Soprattutto visto che all'Università nei primi mesi si parla anche delle sostanze cancerogene che andremo a manipolare ma poi non ci hanno minimamente spiegato nulla sulle cappe.

Lo consiglio assolutamente a ragazzi universitari che dovranno usare le cappe chimiche ma anche le cappe biologiche perché il libro di 530 pagine ha circa 250 pagine dedicate alla parte delle cappe biologiche quindi anche chi frequenta farmacia o similari dovrebbe prendersene una copia.

Magari anche i Professori dovrebbero acquistarlo così da poter poi divulgare certi concetti che sono importantissimi per la salute delle persone.

Libro meglio che in descrizione

Da: Marty84 il 27 aprile 2017

Ho ricevuto il libro in pochissimi giorni comprato con un po di scetticismo dovuto al titolo molto strano.
Devo dire che ho cercato molto online e non esiste nessun altro libro sulle cappe da laboratorio neanche in altre lingue.


Confermo quanto scritto in altre testimonianze, il libro è veramente unico nel suo genere e semplicissimo da leggere con moltissimi esempi di facile comprensione.

Io che ho iniziato a lavorare con le cappe da un paio di anni ho scoperto cose che nessuno mi ha mai raccontato.

Lo consiglio vivamente sia a novellini che esperti perché l'ho fatto leggere ad altre persone esperte che mi hanno confermato il fatto di aver appreso per la prima volta cose del genere sulle cappe chimiche o biologiche.

Quando ho letto il titolo sono rimasto perplesso...

Da: Samuele il 6 marzo 2017

Poi leggendo la descrizione del libro ho capito cosa volesse dire l'autore e ho deciso di acquistarlo.
Penso di essermi fatto il più bel regalo di sempre perché utilizzo le cappe e non immaginavo proprio che ci fossero tante cose da sapere.

Il libro si presenta molto bene ed è scorrevolissimo da leggere con un linguaggio molto "easy" quindi facile da capire per me che non sono un tecnico infatti

l'autore è molto diretto e fa capire anche con molti esempi, cosa è bene fare e cosa è sbagliato fare con tutti i rischi che ne conseguono quando si usa una cappa nel laboratorio.

Credo che regalerò qualche copia ai miei colleghi perché può essere un regalo utile e molto valido sicuramente di una unicità incredibile.

E' un vero e proprio Manuale utilissimo soprattutto agli universitari che dovranno utilizzare le cappe da laboratorio

Di: Cliente Amazon il 4 gennaio 2017

Dovrebbe diventare un testo obbligatorio nelle università perché tratta argomenti fondamentali e previene rischi inutili che si corrono per ignoranza.

Sono circa 500 pagine ma molto scorrevoli da leggere con un linguaggio molto diretto e ridotto ai minimi termini senza grossi paroloni tecnici incomprensibili.


All'interno ci sono anche delle Mappe Mentali riepilogative che sono fenomenali e utilissime per comprendere meglio gli argomenti che vengono trattati per singoli capitoli così da facilitare la lettura e poter passare da un capitolo di una cappa chimica a un capitolo di una cappa biohazard senza perdere il filo.

E' più una guida da avere vicino alla cappa e da far studiare anche ai Professori oltre che al nuovo personale che si avvicina per la prima volta all'utilizzo di una cappa da laboratorio.

Consigliatissimo

consigliato

Di: Teresa il 31 gennaio 2017

Il libro si presenta molto bene ed è scorrevolissimo da leggere con un linguaggio facile da capire per me che non sono un tecnico infatti l'autore è molto diretto e fa capire anche con molti esempi cosa è bene fare e cosa è sbagliato fare con tutti i rischi che ne conseguono quando si usa una cappa nel laboratorio.

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Apocalisse Zombie

INTRODUZIONE
Quando ho scelto di studiare farmacia non sapevo bene di che cosa si trattasse, non immaginavo neanche che i laboratori di chimica fossero così importanti.
Solo dopo un po’, ho cominciato ad amare la chimica, quando ho visto che cominciavo a riconoscere gli elementi, a muovermi a mio agio tra reagenti e solventi.
Mi piaceva, provavo una soddisfazione unica, il mio primo esperimento, le mie prime prove è così che la chimica diventa la tua vita.
Scopri che ti piace la materia, la manualità, scopri che ami trovarti faccia a faccia con le tue ipotesi, persino con i tuoi errori e quando ho creato la mia prima molecola ho capito che non mi sarei più accontentato della superficie delle cose.
Le scoperte che facciamo, le combinazioni fra gli elementi, sono il frutto della nostra curiosità, mettiamo alla prova la nostra intelligenza, il nostro istinto, ed il laboratorio è la terra dove tutto questo è possibile.
Lavoriamo nella bolla, viviamo nella bolla, respiriamo nella bolla.
La prima libertà, l’abbiamo quando facciamo la tesi, è solo allora che...
il laboratorio diventa veramente nostro, quando finalmente abbiamo libertà di azione.
È come quando ti tolgono le rotelle dalla bicicletta e ti dicono VAI, adesso dimostrami che ci sai fare, come farai a non cadere.
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Avere la possibilità di collaborare con un’azienda farmaceutica è il massimo, ti sale l’adrenalina, ognuno di noi vuole dare il massimo, essere il massimo.
Veloce ed efficiente ad ogni costo, a costo di SENTIRTI come una CAVIA.
Un giorno ti bruciano gli occhi, un giorno hai le mucose irritate, un altro giorno hai mal di testa e un sapore strano nel palato.
Poi un bel giorno il mio Professore mi dice, Emanuele, mi dispiace tanto, purtroppo l’Università, ha deciso di non attribuire la borsa di studio quest’anno, tu lo capisci vero?
Devi capire la nostra posizione, tu non puoi più venire in laboratorio, ora devi pensare ad altro
ORA SEI MALATO, DEVI PENSARE A CURARTI, 
ORA TU HAI IL CANCRO AI POLMONI!

Con queste parole della voce narrante di un film-documentario intitolato “con il fiato sospeso”, ispirato al memoriale di Emanuele Patané, un ricercatore bravissimo laureatosi con 110, dottorando presso un’Università Italiana, morto per tumore ai polmoni nel Dicembre del 2003. 
La causa di questo tumore, a suo dire, è stato il respirare per molto tempo vapori di sostanze chimiche all’interno dei laboratori di ricerca in quanto le cappe, sempre a suo dire, non funzionavano o in alcuni casi non venivano proprio utilizzate.
Devo dire che viene riassunto molto brevemente quello che accade ancora oggi nei laboratori di ricerca ma anche in molte altre realtà a livello Nazionale.
Dopo aver visto il film, letto tutte le testimonianze di persone che confermavano quanto descritto da Emanuele, non solo nella sua Università, ma anche in molte altre realtà sia pubbliche che private a livello Nazionale, ho capito che dovevo fare qualcosa.
Ecco perché ho deciso di scrivere questo libro che parlerà di come tutelarsi, imparando ad utilizzare in modo corretto le cappe Chimiche e cappe Biohazard, un testo che ha lo scopo di aiutare ragazzi nella stessa condizione di Emanuele, a tutelare la propria sicurezza, la propria vita.

Un Ex Poliziotto giovanissimo scopre l’immensa umanità delle persone
Mi chiamo Fabrizio Cirillo e sono un ex Agente di Pubblica Sicurezza.
SI, un Poliziotto e ne vado molto fiero credimi.
Mi sono arruolato giovanissimo solo per fare il militare in realtà, più che altro perché avevo conseguito il brevetto da elicotterista e speravo di poter continuare la mia carriera come pilota ma non è andata così per vari motivi che non sto qui a raccontarti.
Giorno dopo giorno però mi sono appassionato sempre di più alla mia divisa e a ciò che essa rappresentava e sono passati quasi 13 anni prima di decidere di andare via per intraprendere un’altra strada.
Durante il mio percorso in Polizia la mia visione della vita è cambiata profondamente, in particolare ho lavorato diversi anni presso la Polizia Stradale di Alessandria dove purtroppo ho visto molte persone perdere la loro vita proprio davanti a me.
Ho visto genitori piangere i propri figli giovanissimi e non capacitarsi di quanto era accaduto, li ho visti in preda alla disperazione più totale.
La sera prima erano insieme a tavola, parlavano dei loro progetti e cosa avrebbero fatto un domani e invece il giorno dopo era cambiato tutto, purtroppo.
Persone adulte, affermate, di successo, di alte cariche, lavoratori, ricchi, poveri, colti e non ma in fondo soltanto Esseri umani.
Padri e Madri in realtà che non potevano essere preparati a questo, nessuno li poteva preparare alla perdita di un figlio, nessuno potrà mai essere preparato a un così brutale dolore.
Venire a contatto con persone a me sconosciute che soffrivano poiché incastrate tra le lamiere, in quegli ultimi istanti della loro vita, ascoltando i loro ultimi sussurri, quasi sempre parole dolci per i loro cari ed esalando l’ultimo respiro mentre mi stringevano la mano perché avevano solo me vicino a loro. 
Mi ha segnato profondamente, devo ammetterlo.
Avevo solo 23 anni, ero il più giovane capopattuglia che la Polizia Stradale avesse nel suo reparto, forte, energico e pieno di vita.
Ma nessuno mi aveva preparato a tutto questo. Nessuno forse mi poteva preparare.
Non credo di essermi mai abituato, non credo di essere mai riuscito a superarlo. Veramente è la prima volta che do sfogo a questi sentimenti, mi sono sempre fatto scudo della mia capacità di sorridere nascondendo quell’emozione.
Non sono l’unico ovviamente, ancora oggi miei Ex colleghi sono là fuori, sopportando temperature atroci nelle bollenti estati e nei gelidi inverni, ma sono ancora lì fuori.
Angeli.
Pronti a fare il loro dovere e ad accompagnare le persone nell’ultimo tratto della loro vita anche se non sono preparati per questo, poi tornare a fare quello che devono con tutta la professionalità che serve apparendo spesso freddi e insensibili, dovendo fare domande indiscrete proprio a quei genitori che non hanno ancora realizzato che la loro vita sta per cambiare per sempre, segnata da un tragico evento.
Ma non solo alla Stradale, anche in Città ovviamente, loro sono lì e so che quando avrò bisogno di aiuto saranno pronti a correre, anche a costo della loro stessa vita.
Angeli, fratelli che ancora sono sul campo e lo saranno fino alla fine…
Tutto Questo mi ha dato una visione e una consapevolezza differente e ho capito quanto fosse importante per me preservare la vita delle persone nonché la loro sicurezza.
Ecco perché sono grato di aver fatto questa esperienza in Polizia, mi ha aiutato a capire che aiutare gli altri mi faceva stare bene, anche se questi “altri” erano persone a me completamente sconosciute con le quali non avevo mai condiviso niente, o almeno era quello che credevo all’inizio, perché poi ho capito che in verità avevamo condiviso qualcosa di molto importante, la cosa più importante di tutte per me. 
Avevamo capito entrambi che il pensiero di tutti, soprattutto quando si è verso la fine, va sempre alle persone care.  Qualsiasi cosa abbiano fatto, qualsiasi cosa sia accaduta, va sempre ed inevitabilmente alle persone care.
Allora perché aspettare sempre la fine per capire le cose? Quando non c’è più tempo per poter rimediare?
Ecco perché penso che il mondo sia fatto di molte, troppe persone buone che magari devono ancora capirlo forse perché sono state segnate dalle avversità della vita. 
Oggi la mia missione è quella di continuare ad aiutare quante più persone possibili con i mezzi che ho e con le mie conoscenze.
Non lavoro più in Polizia da come avrai capito, porto dentro di me quell’esperienza di vita ma anche quell’esperienza professionale che oggi mi permette di avere una visione molto chiara e non mi fa piegare davanti alle difficoltà.
Ho voluto spiegarti chi ero prima di continuare perché credo fermamente che quanto sto facendo e quanto farò ha come radice proprio quello che ti ho raccontato poco fa.
Sono un padre felice di due splendidi figli e marito di una moglie meravigliosa e sento l’obbligo di cercare di fare il massimo affinché questo mondo migliori, affinché il futuro dei miei figli e di tutti sia sempre più roseo.
Le parole con cui introduco il libro, tratte dal film che ti ho citato, mi hanno toccato veramente e mi hanno fatto aprire gli occhi sul mondo dei laboratori che mi circonda.
Probabilmente ti starai chiedendo quale attinenza abbia tutto ciò, la mia storia, il titolo del libro e il collegamento al film, te lo spiego subito.

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Da Ex poliziotto a specialista di cappe chimiche e biohazard, tutto comincia da qui
Devi sapere infatti che in parallelo all’attività di Poliziotto, quindi dal 2001 ad oggi, mi sono anche dedicato all’azienda di famiglia, l’azienda “Techno” che si occupa di assistenza nell’ambito della sanità da oltre 40 anni (www.technosrl.it ).
Almeno all’inizio la vedevo così, ma poi passando il tempo ho capito la direzione in cui mio padre stava andando. Ho capito che non era una semplice azienda di assistenza tecnica ma che in realtà poteva essere ben altro, dipendeva solo da me cosa poteva diventare.
Infatti l’azienda che ad oggi dirigo si occupa in verità di salvaguardare la sicurezza degli operatori di cappe da laboratorio, denominati DPC (Dispositivi di protezione Collettiva), come ad esempio le cappe chimiche o cappe biohazard.
In tutti questi anni ho avuto così la possibilità di studiare, di formarmi e informarmi con la dovuta calma su queste cappe da laboratorio che vengono citate anche nel film e capirne meglio il loro funzionamento e corretto utilizzo.
All’inizio devo ammettere che è stata veramente durissima,talvolta avevo deciso di lasciar perdere perché non trovavo neanche un’informazione a riguardo, né on-line né tantomeno off-line, ma la mia testardaggine non mi ha fatto mollare e ho continuato a cercare e studiare come meglio ho potuto.
All’inizio del mio percorso riconosco di aver commesso molti errori. 
Ho cercato e cercato ma purtroppo non esisteva una guida, un libro o altro che mi dicesse cosa fare e come farlo al meglio, i pochi che avevano qualche nozione ed esperienza si guardavano bene dal divulgarla e condividerla con gli altri.
Ecco perché è stato veramente lungo il cammino, ma non ho mollato anzi, con il tempo e grazie a innumerevoli test sul campo mediante l’utilizzo di strumentazione scientifica le mie abilità sono migliorate oggi che sono io a trovarmi nella condizione di conoscere, voglio trasmettere agli altri tutto ciò che ho imparato e non precludere a nessuno tali informazioni.
Il mio obiettivo è quello di portare alla conoscenza di tutti il modo corretto di lavorare sotto cappa così da tutelare e tutelarsi, non mi interessa nascondere le informazioni e ciò che faccio…
Mi sono anche reso conto che quelli che reputavo i “guru” del settore in realtà avevano appreso erronee informazioni, sentite forse vent’anni fa quando ancora non si conoscevano i rischi della tossicità di certe sostanze, e ad allora le loro conoscenze si erano arrestate.
Infatti la maggior parte delle persone non si sta specializzando sul controllo di queste cappe che, come ti accennavo prima, sono classificati appunto come dispositivi di protezione collettiva. Non a caso direi.
Le cappe, quando funzionanti e utilizzate bene, salvaguardano veramente le persone che le utilizzano ma soprattutto quelle che non le utilizzano.
Ecco perché la mia formazione è costante e sempre più severa, ad oggi ho acquisito un quantitativo di attestati di partecipazione a corsi di ogni genere proprio perché ho la voglia di capire, sento la necessità di non poter lasciare le cosein balìa degli eventi perché a rimetterci sono le persone.
Quelle persone che sono “sconosciute” e all’apparenza così lontane come lo erano quelle a cui stringevo la mano negli ultimi attimi della loro vita.
Questa consapevolezza che questa distanza in realtà non è poi così vera e che siamo tutti connessi in qualche modo mi spinge a dare e fare sempre il massimo per tutte le persone.
Ecco perché ho anche aperto un portale informativo sulle cappe chimiche e biohazard denominato “chizard” pieno di informazioni gratuite e consigli utili per tutti gli operatori di cappe e non solo.
Puoi accedere a questa ricchezza di informazioni semplicemente digitando www.chizard.it
Ti posso garantire che non riuscirai a trovare nulla del genere in Italia e nel mondo, nessuno prima di me si era mai sognato di spiegare alle persone come salvaguardare la propria vita con piccoli accorgimenti quotidiani durante l’utilizzo delle cappe.
Nessuno lo ha mai fatto perché custodiva gelosamente questi “segreti di pulcinella”, perché così hanno potuto fare i loro comodi per anni. Non ti nascondo che tutta questa documentazione che sto realizzando è sicuramente scomoda per molti, soprattutto per quelle aziende storiche che si sono sempre occupate di assistenza delle cappe.
Ho svelato i loro segreti e non mi amano per questo, ma sono contento perché per altri è invece fonte di ispirazione e miglioramento.
Lo evidenziano le numerosissime testimonianze che puoi trovare in fondo al libro, anche se non ho potuto inserirle tutte quante altrimenti avrei dovuto fare un libro a parte.
Sempre in fondo al libro, troverai anche i dati che ho raccolto grazie a un’indagine sui rischi legati all’utilizzo delle cappe, che ho deciso di fare, incaricando appositamente una persona a tale scopo, la Dott.ssa Fanfoni, che è scesa in campo ed ha condotto interviste e preso testimonianze degli operatori delle cappe e dare a loro la parola che nessuno gli ha mai concesso. 
I dati di questa indagine sono stati molto interessanti e utili anche per migliorare il nostro servizio di assistenza tecnica ma soprattutto per poter continuare a scrivere informazioni di valore sempre più orientate verso le reali esigenze degli utilizzatori delle cappe.
Sono anche rimasto piacevolmente colpito dal fatto che molti operatori ci hanno fatto i complimenti per l’ottima iniziativa, sottolineando che nessuno mai prima di noi, gli aveva dato l’opportunità di dire quali paure avessero nell’utilizzare le cappe.
Nessuno gli aveva mai chiesto se sapessero utilizzare realmente le cappe e se avrebbero voluto impararlo o perfezionarlo al fine di poter migliorare le loro prestazioni lavorative e diventare dei veri professionisti.
Come ti dicevo, questi risultati li trovi nella sezione apposita in fondo al libro, denominata appunto “indagine sui rischi e problemi connessi ai DPC”
Ma adesso voglio anche renderti partecipe di un’altra cosa importante, grazie a tutta l’esperienza accumulata negli anni, ho potuto dare vita al:

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Primo ed unico Sistema di Validazione Cappe Progettato ed erogato nell’ambito del S.G.Q. Certificato ISO dal TUV Sud Denominato “Cappa Sicura” zero rischi – zero imprevisti
La continua ricerca del miglioramento in quello che faccio infatti, mi ha portato a ideare questo sistema che permette agli operatori di essere sicuri che le loro cappe, stiano funzionando sempre al meglio, secondo le loro reali esigenze, unendo una parte di analisi iniziale e grazie a tutte quelle verifiche necessarie senza esclusioni di alcun tipo e con la relativa formazione al corretto utilizzo delle cappe direttamente agli operatori stessi.
Sembra una banalità forse ma ti posso assicurare che ad oggi, nonostante ci siano delle normative in essere anche abbastanza restrittive in materia, non esiste un’uniformità nel fare le verifiche da parte delle assistenze tecniche che esistono.
Molto spesso, arrivano anche delle richieste allucinanti da parte dei clienti (probabilmente mal consigliati) di voler fare solo alcune verifiche escludendone altre (forse per risparmiare)
O almeno è quello che credono, in realtà è un po’ come quando andiamo a comprare i mobili di scarsa qualità per la nostra casa, in cuor nostro sappiamo che non dureranno a lungo e che prima o poi dovremo spendere altri soldi per rimediare a quella “toppa” che sul momento avevamo deciso di mettere.
Quello che proprio non capisco è: perché si pensa di poter decidere quali e quante verifiche eseguire su una cappa?
Da quale esperienza deriva questa arroganza? C’è stata un’attenta valutazione dei rischi interna ben dettagliata e basata su reali test e consulenze anche esterne che hanno portato a certe conclusioni?
Se la risposta è no allora qualcuno si sta prendendo delle responsabilità veramente grosse.
È come se in una causa penale chiedessimo al nostro avvocato di saltare alcune procedure o comunicazioni pur di risparmiare sulla sua prestazione, pretendendo che ottenga lo stesso risultato, l’assoluzione o la condanna che dir si voglia.
Oppure se dal medico ortopedico gli chiedessimo di evitare la visita o di fare lastre o altro saltando direttamente alla diagnosi con una sfregatina sulla parte lesa.
Inconcepibile vero?
Allora perché si pretende che un professionista, esperto di verificare se le cappe stiano funzionando o meno, possa dare un responso veritiero ed affidabile senza fare tutti i test che occorrono?
Si so cosa stai pensando, magari allora non sono così veritieri questi risultati…
OVVIO che non possono esserlo, spesso la frase più usata di chi scende a compromessi è: “attacco il ciuccio dove vuole il padrone e campo sereno”. 
Capisco che non è una cosa bella, purtroppo questa è la dura realtà dei fatti.
Io invece non la penso assolutamente così, chi ci conosce sa benissimo che non scendiamo MAI a compromessi e ribadisco MAI.
Non ci vendiamo pur di far contenta l’amministrazione che ha risparmiato qualche euro a discapito di altre persone non accorgendosi che danneggiano loro stessi, perché l’aria e l’ambiente che ci circonda è un bene di tutti, anche dei loro figli e parenti cari.
Siamo nello stesso mondo e molto più vicini di quanto possiamo immaginare, la vita è un cerchio e questo cerchio si chiude sempre, nel bene o nel male.
Quindi, se leggendo già queste poche pagine ti è venuto in mente di contattarci perché non ti senti sicuro del buon funzionamento delle tue cappe,vuol dire che ti sto trasmettendo il giusto senso di tutela che ho nei tuoi confronti.
Non scendiamo a compromessi, no pezzi di carta con 2 fogli in croce inutili che danno a una falsa percezione alle persone “inesperte” che possono continuare a lavorare in sicurezza. 
Ti consiglio di continuare a leggere gli altri capitoli perché troverai molte più informazioni qui che in ogni altro testo che possa essere mai stato scritto e probabilmente in molti casi non ti servirà neanche contattarci perché ti darò la possibilità di avere finalmente qualche arma per poter combattere la tua più importante battaglia, la salvaguardia della sicurezza tua e dei tuoi cari sempre e comunque, costi quel che costi.
Detto questo quindi concludo dicendoti come la penso, oggi la formazione è uno dei miei più grandi stimoli di vita, non penso di poterne più fare a meno perché sono giunto alla consapevolezza che chi non si forma si ferma.
Ma tu sai di cosa parlo vero? Perché, se stai leggendo questo libro, sei sicuramente orientato a capire qualcosa di più in generale.
So anche che sei sicuramente un esperto nel tuo mestiere, qualsiasi cosa tu faccia, soprattutto se lo fai da molti anni e con la dovuta passione e sono certo che potresti cimentarti in nuove sfide con estrema sicurezza data dalla tua esperienza.
Ma ti sentiresti così sicuro di affermare di essere altrettanto esperto nell’ UTILIZZO di una cappa Chimica o Biohazard oppure che la tua sicurezza non sia a rischio?
Non voglio insegnarti nulla con questo libro ma semplicemente darti un punto di vista differente, metterti a conoscenza di cose che forse non ti hanno mai raccontato sulle cappe e che bastava così poco per evitare infortuni nei quali tu stesso potresti essere stato coinvolto negli anni.
Scoprirai importanti consigli su cosa non fare e cosa fare per lavorare in sicurezza con una cappa da laboratorio.
Ti avviso che sarò molto diretto ed esplicito nel trattare determinati argomenti, ma non credo fosse un segreto visto il titolo del libro così provocatorio con il solo scopo di accattivare la tua attenzione.
Mi sono prefissato di darti qualche utile consiglio, per aiutarti a scegliere da solo, riguardo il tuo futuro e la tua vita. 
Migliorando la qualità del tuo lavoro e la tua sicurezza, risparmiandoti tutti gli errori e gli sbagli, che ancora oggi vengono commessi da moltissimi utilizzatori di cappe.
Puoi considerare questo libro, come l’inizio di un percorso straordinario che ti porterà a diventare un operatore di cappe esperto.
Un professionista anche nell’utilizzo della propria cappa in grado di prendere in mano la propria vita professionale nonché personale e guidarla verso risultati che non si immaginava neanche di poter raggiungere fino ad oggi.
Quindi siediti comodo perché ti stai per immergere nell’abisso dei dispositivi di protezione collettiva, dove potrai scoprire un tesoro nascosto e successivamente riemergere con un container di esperienza che potrai condividere con chi ti sta vicino e ti vuole bene.
In fondo sei una persona come me, hai dei sentimenti, una famiglia e una sola vita.
Non dimenticartelo mai.
Buona lettura.
Fabrizio Cirillo
“Il Boss delle Cappe”
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PREFAZIONE
a cura del Dr. Pagliara Claudio, specialista in Oncologia, ricercatore, esperto in Medicina Olistica, autore di molte pubblicazioni scientifiche nonché del libro “la via della guarigione”con sottotitolo "curare la mente per curare il corpo, curare l'ambiente per curare l'uomo,curare lo spirito per curare il mondo" – www.claudiopagliara.com

Durante il mio percorso di studi in medicina e chirurgia, ma anche dopo, quando ero già medico, ho frequentato ambienti in cui erano presenti delle cappe chimiche, ma, devo confessare, non ho mai pensato alla possibilità di un loro cattivo funzionamento, con tutte le conseguenze che ciò poteva determinare.
È come se, più o meno consapevolmente, mi fossi fidato completamente delle competenze degli operatori delle cappe, così come dei responsabili della struttura e dei tecnici coinvolti nella loro manutenzione. 
Poi ho avuto modo, grazie anche alla conoscenza di Fabrizio, di analizzare scientificamente il problema ed ho capito quanto ero ingenuo e, inconsapevolmente, credulone. 
Successivamente, ho anche avuto modo di approfondire l’amicizia con Fabrizio, in occasione di una mia conferenza tenuta all’ultimo Nocciolo Duro di Max Formisano, a Roma.  
Ho subito notato la sua passione, la sua grande umanità e, non ultima, la grande professionalità e meticolosità con cui svolge il suo lavoro di imprenditore.
Operando nel settore delle cappe chimiche e biohazard, queste qualità creano un valore aggiunto fondamentale, in quanto trattasi di un lavoro estremamente delicato ed importante per la tutela della salute degli operatori delle cappe, per la salute degli operatori nell’ambiente di lavoro in cui sono presenti delle cappe e, non raramente, anche  per la salute dei familiari degli operatori.
Il fatto che poi Fabrizio abbia deciso di scrivere un libro per diffondere le giuste conoscenze, volte a difendere la vita di chi opera con le cappe, dimostra ulteriormente la sua sensibilità e la sua umanità. 
Delle cappe perfettamente funzionanti, moltissime volte, possono prevenire l’insorgenza di varie malattie compreso il cancro.
Lo stesso obiettivo si può raggiungere con un’adeguata informazione e formazione degli operatori nell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI).
La mancanza di conoscenza spesso è fonte di tanti guai per sé e, non raramente, anche per gli altri.
L’informazione corretta rappresenta un’arma strategica fondamentale per promuovere e difendere la propria salute. 
Non mi stancherò mai di dire che l’arma più potente che abbiamo per la prevenzione e la cura delle malattie, compreso il cancro, è la giusta informazione.
Riporto quanto scritto nel mio libro “La via della guarigione”:
“Attualmente la malattia più frequente, come causa di morte, nei paesi sviluppati è rappresentata dalle malattie dell’apparato cardiovascolare. La seconda causa di morte, come frequenza, è dovuta ai tumori maligni. 
Le malattie, comunque, non sono tutte uguali in termini di conseguenze sulla salute ed in termini di importanza e di impatto sociale. 
Ci sono malattie che, insorgendo in età più giovanile rispetto ad altre, riescono a rubare più anni di vita. In pratica se vi è una malattia che è responsabile di morte in tenera età, sicuramente presenta un maggiore impatto ed assume una maggiore importanza di una malattia che è responsabile di morte in età più tarda od in età estremamente avanzata. Morire a 20 o a 30 anni non è la stessa cosa del morire ad 80 o più anni.
Per questo motivo si utilizza un indice statistico chiamato PYLL (Potential Years of Life Lost), trattasi di un parametro che indica gli anni di vita potenziale persi a causa di una determinata patologia. 
Con il calcolo del PYLL, il cancro, insorgendo statisticamente con più frequenza in età più precoce rispetto alle malattie dell’apparato cardiovascolare, rappresenta la malattia che ruba più anni di vita; con questo tipo di analisi, i tumori maligni costituiscono la prima causa di morte precoce. 
Queste informazioni, pur molto sintetiche, sono utili per capire che le risorse e le energie della collettività e dei singoli individui, non essendo infinite, per essere più efficaci ed efficienti per la difesa della salute, devono essere orientate soprattutto da una scala di priorità.” 
Rappresentando, pertanto, il cancro la malattia che ruba più anni di vita, dobbiamo focalizzare la nostra attenzione sulle armi più efficaci che già abbiamo per prevenire questa malattia.
Chi opera con le cappe deve sapere che non raramente ha a che fare con sostanze chimiche, non raramente, già note per il loro potere cancerogeno o tossico. Nella maggiore parte dei casi,però, si ha a che fare con sostanze chimiche che sono cancerogene, seppur non ancora conosciute ufficialmente come tali.
Questo perché attualmente abbiamo oltre 100.000 sostanze chimiche sintetiche prodotte e potenzialmente presenti nell’ambiente di vita e di lavoro, che, nella stragrande maggioranza dei casi sono state introdotte sul mercato senza una preventiva valutazione del potere cancerogeno. 
Lo IARC (International Agency for Research on Cancer), organo scientifico dell’OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità), ha predisposto un qualificato gruppo di lavoro per valutare il rischio cancerogeno per l’uomo delle varie sostanze chimiche presenti sul mercato. È il più grande ed affidabile lavoro che si sia mai fatto in merito.  
Delle 100.000 sostanze chimiche attualmente di uso corrente, solo di poco più di 800 di esse vi era un adeguato studio sperimentale ed epidemiologico che potesse permettere di valutarle sul piano del rischio cancerogeno. Di quasi il 99% delle sostanze, con cui l’essere umano viene potenzialmente in contatto tutti i giorni, non sappiamo, quindi, nulla dal punto di vista della loro tossicità cancerogena. 
 Questo dimostra chiaramente che l’uso, la produzione e la commercializzazione della stragrande maggioranza delle nuove sostanze è stata fatta senza regole e, soprattutto, senza una preventiva valutazione dei relativi costi e benefici. 
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, anche se, a dire la verità, ci sono verità che fanno fatica a diffondersi. 
Nel 1877 il cancro era una malattia rara ed era responsabile, in Italia, del 2% di tutti i decessi, quindi, coinvolgeva solo 1 cittadino su 50. 
Nel 1977, la mortalità per cancro è aumentata in modo importante arrivando a superare il 21%, 1 cittadino ogni 5 veniva coinvolto fino all’exitus, a causa di questa malattia. 
Ora 1 cittadino su 3 muore per cancro e 1 su 2 o su 2,5 si ammala di cancro. 
Attualmente, solo in Italia, ogni giorno, vengono diagnosticati 1000 nuovi casi di cancro.
Sicuramente l’aumento della vita media della popolazione ha contribuito a determinare questi risultati, ma non sarei scientifico se nascondessi che l’aumento importante dell’incidenza dei tumori è legato, in modo importante, alla sempre maggiore presenza di inquinanti chimico/fisici cancerogeni nel nostro ambiente di vita e di lavoro.
Lo IARC ha classificato i cancerogeni, naturalmente con i limiti già riferiti, in 4 gruppi.
Il gruppo 1 contiene i carcinogeni umani certi e comprende, al momento, 118 agenti; il gruppo2 comprende cancerogeni probabili per l’uomoe si suddivide in due categorie:  2A comprende carcinogeni probabili con evidenza quasi sufficiente nell’uomo e contiene 75 agenti; il gruppo 2B comprende i carcinogeni probabili (possibili) per l’uomo ed in cui esiste solo un’evidenza sufficiente negli animali, per un totale di 287 sostanze; il gruppo 3 comprende le sostanze che non possono essere classificati per la loro cancerogenicità per l’uomo, al momento comprende 503 sostanze; il gruppo 4, infine, raggruppa sostanze probabilmente non carcinogene per l'uomo (in questa categoria c'è una sola sostanza, il caprolactam, un precursore del nylon).
La precauzione, pertanto, di usare funzionanti dispositivi di protezione collettiva ed individuale nell’uso delle cappe chimiche oltre a quelli biohazard è uno strumento di salvaguardia della salute fondamentale, di cui non si può fare a meno.
Ricordati sempre che il male peggiore non è l’ignoranza, ma è la presunzione di conoscere. Il male peggiore è non sapere di non sapere. 
Solo chi sa di non sapere, si apre a nuove conoscenze ed a nuove opportunità. 
Chi presume di conoscere, generalmente non capirà mai i veri motivi dei suoi guai, forse incolperà la sfortuna, il destino o chi sa chi? 
Investi in conoscenza: la conoscenza ti può salvare la vita ed è anche una risorsa economica, ed è l’unica materia prima che con l’uso non si consuma, ma si sviluppa.
 Sapere è potere, non sapere è mancanza di potere. 
Se hai a che fare con delle cappe non puoi non leggere questo libro che hai tra le tue mani. 
D’altronde, per ciò che è a mia conoscenza, è l’unico libro sulle cappe che sia stato scritto in Italia e, forse, nel mondo, con la finalità specifica di tutelare la salute degli operatori e di chiunque possa,direttamente od indirettamente, venire a contatto con gli inquinanti liberatisi da cappe mal funzionanti.
Buona lettura.
Dr. Claudio Pagliara
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COSA SONO I DPC? 
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La tua Cappa Chimica o Biohazard è un Dispositivo di protezione collettiva (DPC) o un Dispositivo di protezione Individuale (DPI)? 

Ormai è un dato di fatto, POCHI sanno cosa è un Dispositivo di Protezione Collettiva (DPC) ma moltissime persone sanno cosa è un Dispositivo di Protezione Individuale (DPI)
  • Guanti
  • Occhiali protettivi
  • Camici
  • Tute
  • maschere semifacciali
  • maschere facciali
  • copriscarpe

tutti quegli oggetti che hanno la funzione di salvaguardare la sicurezza delle persone in diversi ambiti quindi.

Esistono diversi tipi di protezione per le persone, ad esempio:
  • protezione delle vie respiratorie
  • protezione degli arti superiori
  • protezione degli occhi
  • protezione dell’udito
  • protezione del capo
  • protezione degli arti inferiori
  • protezione da cadute dall’alto
  • protezione del corpo e della pelle
insomma ci siamo capiti, sono più che sicuro che conosci alla perfezione quali sono i dispositivi di protezione individuale che tutelano la tua sicurezza durante le fasi del tuo lavoro.

SE COSÌ NON FOSSE

Sei veramente in guai serissimi e ti consiglio vivamente di documentarti prima di proseguire con qualsiasi tipo di lavorazione.

È un obbligo di legge per il datore di lavoro o per le persone preposte fare un’attenta valutazione dei rischi interna legati alla tipologia di lavoro che dovrà fare un operatore ed altrettanto obbligatorio informare , formare oltre che fornire  gli operatori degli adeguati dispositivi di protezione individuale.

Chiudo questa parentesi perché non voglio parlarti dei DPI in quanto puoi trovare un sacco di informazioni su questo argomento anche online, come su Wikipedia.

INVECE mi preme parlare dei DPC

MOLTISSIMI non sanno infatti cosa è un Dispositivo di Protezione Collettiva 
Che da adesso in poi chiameremo per praticità con l’acronimo (DPC
(neanche su Wikipedia viene menzionato, incredibile ma vero , poi appena ho un po’ di tempo lo integrerò personalmente, promesso!).

Quindi se stai leggendo deduco che non sapevi che la tua Cappa Chimica o Cappa Biohazard è definita proprioDPC.

Ma anche altre strumentazioni che conosci e che avrai sicuramente nel tuo laboratorio sono definite sempre Dispositivi di Protezione Collettiva come:
  • Cappe Chimiche (DUCTED e DUCTLESS)
  • Cappe Biohazard (di sicurezza microbiologica appunto)
  • Armadi ventilati di sicurezza
  • Glove Box
  • Isolatori
  • CACI

BENE. Se non lo sapevi, adesso lo sai!

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Ci sarà un motivo se vengono definiti tali?
Certo che si… le cappe infatti “possonoPROTEGGERE realmente la collettività.
Ho scritto “possono“ perché  dipende da due fattori fondamentali:
  1. che vengano utilizzate nel modo corretto
  2. che funzionino correttamente (quindi meglio se controllate periodicamente da un’assistenza cappe qualificata).

Infatti l’idea di scrivere un libro proprio sulle cappe è perché dopo tantissimi anni mi sono reso conto che le persone, gli operatori di cappe in particolare, non hanno la minima idea di come si utilizzi la cappa nel modo corretto ne tantomeno che vada manutenuta e come.
Allora all’inizio non mi capacitavo di una cosa del genere, con pensieri che spaziavano dal pensare che gli operatori erano superficiali a che non fregava niente a nessuno.
E invece, approfondendo meglio il tutto ho eseguito delle ricerche e ho scoperto che sia offline che tantomeno online non esiste proprio niente.
Nada de nada.
Ne sulle cappe in generale ne sul loro corretto utilizzo, nessun documento ufficiale da parte di qualche autorità del settore piuttosto che dei costruttori delle cappe ad esempio che avessero fornito un po’ di informazioni vere e disinteressate su tali argomenti.
Quindi caro lettore, avrai la possibilità di trovare tantissime informazioni solo qui, mi dispiace essere l’unica fonte a riguardo però come si dice, meglio di niente no?
Ho scoperto quindi che non è colpa tua se non sai usare una cappa, assolutamente no.
Nessuno ti ha mai spiegato prima di adesso cosa e come fare ed ecco perché entro in gioco io con queste informazioni che sono oro per te , la tua salute e il tuo lavoro.
Non voglio esagerare quando dico che appunto queste informazioni sono utilissime ma immagino che andando avanti con la lettura avrai modo di apprezzare molti consigli e trucchetti che ti darò “gratis” che molti non vorrebbero tu avessi mai avuto.
In fondo anche io ho un’assistenza tecnica e la mia esperienza deriva proprio dall’aver validato tante cappe da laboratorio e mangio grazie al fatto che i clienti mi chiamano per fare le manutenzioni e i controlli delle loro cappe appunto.
Ma questo non significa che non devo regalare le informazioni, sono un bene comune e la loro divulgazione è sacra.
Ecco perché lo faccio e lo continuerò a fare finché potrò e finché me lo lasceranno fare, a buon intenditor poche parole. ;-)
Ma adesso continuerò con illustrarti con qualche dettaglio in più i DPC (dispositivi di protezione collettiva) che ti ho citato sopra:

  • LA CAPPA CHIMICA quindi è un Dispositivo di Protezione Collettiva

Perché ti protegge da eventuali inalazioni evitando fuoriuscite di materiale potenzialmente pericoloso ma soprattutto protegge la collettività evitando che il povero ignaro di turno si respiri i vapori o gas delle tue manipolazioni.
Ti sembra corretto che una signora delle pulizie debba entrare in una stanza per fare il suo lavoro e si debba respirare qualche sostanza nociva?

Grazie all’aspirazione dell’aria sul fronte cappa, ricevi la protezione di cui necessiti se utilizzata in modo corretto, ovviamente.

Ma per essere più precisi, dovremmo scendere più nel dettaglio per capire a fondo che una cappa chimica dovrebbe avere molti requisiti per essere definita tale ed in genere rispondere alla normativa EN14175,ma non voglio essere troppo tecnico.

È importante che impari sin da subito a riconoscere la tua cappa chimica perché ci sono due grandi famiglie che le separano e che adesso ti illustrerò:

  1. Cappa chimica canalizzata all’esterno dell’edificio mediante delle condotte idonee, in gergo tecnico definita (DUCTED)
  2. Cappa chimica a ricircolo interno, a filtrazione molecolare mediante carboni attivi, in gergo tecnico definita (DUCTLESS) – anche se il mio consiglio spassionato è quello di canalizzarla sempre all’esterno, dove possibile ovviamente

Se ti interessa approfondire tale tematica troverai altri articoli dove parlo espressamente di queste cappe e scendo un pochino più nel dettaglio, adesso voglio darti un’infarinatura generale.

Devi sapere che in entrambi i casi ma soprattutto se possiedi una cappa a ricircolo della tipologia (DUCTLESS), ti consiglio vivamente di verificare che siano montati dei filtri a carboni attivi idonei per il tipo di manipolazione che esegui tutti i giorni.

Esistono molte tipologie di carboni attivi chiamati così proprio perché attivati chimicamente per assorbire determinate tipologie di sostanze. Te ne cito alcune come esempio:

  • carboni attivi per SOLVENTI
  • carboni attivi per ACIDI
  • Carboni attivi per FORMALINA (Vapori di Formaldeide)

È molto importante quindi che la tua assistenza tecnica delle cappe sia a conoscenza di cosa manipoli al fine di montare i filtri corretti.
Se gli hai affidato la tua manutenzione e non te lo hanno mai chiesto espressamente allora inizia a farti qualche domanda.

Sincerati sempre che vengano installati i carboni adeguati altrimenti rischi che non vengano trattenuti i vapori delle sostanze da te manipolate e ti trovi in uno stato di SICUREZZA APPARENTE.

Questo purtroppo è uno dei più grandi problemi delle cappe in quanto gli operatori spesso non si rendono conto minimamente di cosa si stiano respirando tutti i santi giorni.

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Sai cosa sono l’Anosmia e la Disosmia?
In pratica l’anosmia è la perdita totale della capacità di percepire gli odori.
Può essere transitoria o permanente, congenita o acquisita e consegue, di solito, a malattie di tipo respiratorio, in particolare a carico del tratto nasale.
La perdita totale dell'olfatto può anche essere causata da un trauma cranico, dalla Malattia di Parkinson, dalla Malattia di Alzheimer e da alcune neoplasie cerebrali.
Nel caso di anosmia congenita le cause si possono rintracciare nella sindrome di Kallmann attribuita alla mancata formazione dei lobi olfattori dell'encefalo e alla malattia di Refsum nella quale la perdita dell'olfatto si associa a retinite pigmentosa(Wikipedia).

Invece la disosmia è l'alterazione delle percezioni dell'olfatto di tutti gli odori. 
L'origine di questa patologia può essere fatta risalire a lesioni centrali encefaliche o periferiche a carico del neuroepitelio.
La disosmia può essere meglio definita come il risultato della disfunzione dell'organo olfattivo comunque verificatasi (Wikipedia).
Quindi che significa? 
Ti faccio un esempio molto semplice: ti ricordi quegli omini che si attaccavano dietro i camion dell’immondizia e che saltellavano giù per caricare i cassoni e poi ripartivano?
Ti ricordi quello sgocciolare di liquidi putridi che lasciavano una scia di odore orribile ed indefinibile? 
Immagino di si.
Ecco, ti sei mai chiesto come potevano mai resistere quei poveri lavoratori a una costante esposizione a quegli odori? 
La disosmia.
Il fatto di essere tutti i giorni sottoposti a quegli orribili odori nauseabondi ha fatto resettare il loro cervello al punto che divenissero quasi impercettibili.
Il corpo umano è una macchina complessissima e stupefacente ma questo spesso può mettere a serio rischio.
Ora immaginati tu, all’università o nel tuo laboratorio il primo giorno di lavoro, hai sentito degli odori? Il giorno dopo meno? E poi sempre meno?
Probabilmente anche tu non farai più caso alla presenza o meno di certi odori, pensi siano svaniti magicamente? 
Ecco di questo sto parlando.
Il problema ovviamente è che, se sei un operatore di cappe, molto probabilmente manipoli sostanze chimiche un tantinello più pericolose che generano dei vapori tossici o potenzialmente tossici che non sono proprio dei semplici odori sgradevoli come quelli di un cassone.
Non voglio spaventarti, solo farti capire per bene una cosa importante, che tutto quello che non si vede e non si sente non è detto che stia facendo bene a te o agli altri.
Ecco perché l’intervento di un’assistenza tecnica esterna che viene a farti le manutenzioni una volta l’anno può anche aiutarti a capire se tutto sta procedendo per il meglio perché si accorgerà subito se ci sono degli odori nell’aria (ovviamente significa che l’ambiente è saturo se si sentono così tanto quindi spero non sia propriamente così).
Il mio consiglio è quello di far arieggiare il laboratorio dove possibile ma soprattutto, tornando alla questione dei carboni, utilizzare i filtri adeguati perché non puoi essere certo che tu ti accorga che le sostanze non vengono trattenute.

Ad ogni modo non preoccuparti, se ti trovi in questa situazione di disosmia, devi fare un reset al tuo cervello prendendoti una sana boccata d’aria in un bosco o al mare.
Ma se poi senti ancora dei forti odori nel tuo laboratorio e continui a viverci giorno dopo giorno, sai già quello che accadrà giusto?
Ricadrai nuovamente nella disosmia e sarai punto e a capo, pensando che tutto stia andando per il verso giusto.
Sicurezza Apparente.

  • LA CAPPA BIOHAZARD invece è un Dispositivo di Protezione Collettiva

perché ti protegge dai rischi biologici che possono scaturire dalle tue lavorazioni e quindi protegge anche la collettività ovviamente.

Lo fa attraverso una barriera frontale di flusso d’aria che permette di inserire le mani all’interno della cappa ma non permette la fuoriuscita di qualsiasi materiale all’esterno.

SE e SOLO SE
l’operatore è consapevole di come deve essere utilizzata una cappa Biohazard ovviamente.

Purtroppo è brutto dirlo, ma i problemi non derivano soltanto dal malfunzionamento delle cappe, in quanto il grosso dei problemi deriva proprio dall’utilizzo scorretto degli operatori stessi che sono dei professionisti nel loro lavoro,ma non sono dei professionisti nell’uso delle cappe perché nessuno li ha mai formati adeguatamente sull’utilizzo delle stesse.

Ma veniamo a noi…
La cappa Biohazard, è fornita di filtri HEPA o ULPA per la filtrazione del particolato più sottile.

Per capirci stiamo parlando di filtri veramente molto efficienti che trattengono la polvere, veicolo per le forme organiche che vengono trasportate nell’aria e quindi con propagazione di diffusione capillare attraverso ad esempio i canali dell’areazione.

Stiamo parlando di polvere piccolissima, pensa che i filtri HEPA trattengono con un’efficienza di minimo 99,995% le particelle da 0,3micron.

In genere ve ne sono montati almeno 2 chiamati:
  1. Filtro HEPA/ULPA Primario
  2. Filtro HEPA/ULPA Secondario (espulsione)

Vi sono casi di cappe di tipo H, usate per la manipolazione e preparazione di citotossici e antiblastici che devono montare categoricamente anche dei filtri HEPA/ULPA immediatamente sotto il pianale di aspirazione.

Si, non far finta di non aver letto, se impieghi la tua cappa per preparati chemioterapici, devi usare una cappa Biohazard di tipo H con lo stadio di filtrazione aggiuntivo.

Questi filtri sono FONDAMENTALI al fine di preservare la sicurezza del personale dell’assistenza tecnica che interviene per il cambio filtri, infatti i filtri sotto il pianale di più facile estrazione permettono di bloccare il particolato contaminato prima che raggiunga gli altri 2 filtri e soprattutto il vano dei motori aspiratori.
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È OBBLIGATORIO PER LEGGE UTILIZZARE CAPPE DI TIPO H CON TRIPLO STADIO DI FILTRAZIONE IN CASO DI PREPARAZIONE DI FARMACI ANTIBLASTICI (In Oncologia o Farmacia ad esempio).

Troverai maggiori informazioni nella sezione delle cappe biohazard se può interessarti
Ma a questo punto, se ti occupi di preparazione di antitumorali allora forse troverai valide informazioni anche nella parte sottostante relativa agli isolatori e glove box, o i CACI che per l’uso in farmacia ospedaliera sono ancora più efficaci.

  • ISOLATORI e GLOVE BOX

All’inizio, tra i vari DPC ti ho menzionato anche questi Isolatori appunto, ma non scenderò troppo nel dettaglio perché mi focalizzerò sulle cappe chimiche e biohazard e anche perché sono veramente poche le persone che li utilizzano che probabilmente sanno anche come usarli.

Ad ogni modo non voglio lasciarti con il dubbio e devi sapere che spesso e volentieri nei film dove ci sono diffusioni di virus a livello globale, se fai attenzione, anche tu avrai già visto un isolatore.

Sono quelle cappe totalmente sigillate che non permettono in alcun modo il contatto all’aria interna di incontrare l’aria esterna.
Se non erro c’è anche nel film World War Z con Bradd Pitt, ma non sono sicurissimo.
Ad ogni modo, sono all’interno di laboratori che hanno particolari esigenze affinché non vi sia possibilità di contatto tra operatore e il contenuto interno di un isolatore

Al loro interno vengono posizionati strumenti o utilizzate sostanze pericolose per l’uomo.
Il contenimento è dovuto da una differenza di pressione (pressione negativa) tra l’interno e l’esterno e ad ogni modo, l’aria in uscita è sempre filtrata prima di essere espulsa.

Hanno sul fronte dei grossi e robusti guanti che permettono quindi l’utilizzo di questi strumenti o l’interazione con le sostanze da manipolare ma senza che l’operatore li possa toccare.

In genere hanno sistemi di guarnizioni doppie e questo fa si che tali guanti possano essere sostituiti quando usurati senza pericolo alcuno.

Gli Isolatori possono essere costruiti in diversi modi anche dal punto di vista della struttura stessa, ad esempio se devono essere utilizzati per manipolare sostanze radioattive vengono dotati di vetri schermati al piombo ed hanno pareti altamente schermate per il contenimento totale di dette radiazioni.

Ma ci sono anche Isolatori che sono costruiti solamente affinché il prodotto all’interno non venga assolutamente contaminato dall’esterno o dall’operatore e questo è possibile grazie a una pressione positiva che non permette quindi che l’aria entri.

Una cosa da dire è che c’è da fare una differenza tra Isolatori e Glove Box in quanto questi Glove Box hanno delle caratteristiche differenti come ad esempio:
  • In genere i Glove Box non hanno un motore di ventilazione dell’aria
  • I Glove box sono il più delle volte costruiti in materiale plexiglass 

L’unica cosa che hanno in comune i glove box con gli isolatori sono dei guanti posti sul fronte come dicevo prima.

  • I CACI Compound Aseptic Containment Isolator (Isolatore per composti asettici)

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Ormai da qualche anno si sente parlare di questi CACI, ma cosa sono?
Un cliente che mi aveva sentito nominarli molto velocemente tra i dispositivi di protezione collettiva (DPC) mi ha detto:
“che sono questi CACHI???”

A parte gli scherzi, sono stati introdotti per la realizzazione di farmaci antiblastici, infatti qualcuno li utilizza proprio nelle farmacie ospedaliere ad esempio.
Il C.E.T.A. (Controlled Environment Testing Association) www.cetainternational.org
Ha emanato delle linee guida apposite per tali isolatori da utilizzare nell’ambito della farmacia ospedaliera.

Ma la domanda era, cosa sono questi CACI?

Ne più e ne meno che un intreccio tra cabine di massima sicurezza di tipo biohazard in classe 2 con il flusso d’aria quindi che spara direttamente sul piano così da mantenere una sterilità del prodotto e portando la cabina a una classificazione ambientale così detta ISO5 e cabine in classe 3, molto vicini a degli isolatori veri e propri ma solo di dimensioni molto ridotte e quindi che ne rendono più facile il posizionamento anche in spazi stretti come la farmacia di un’ospedale.

Questi CACI vengono sottoposti a una pressione negativa sempre per garantire una protezione totale dell’operatore e dell’ambiente circostante.
Ad ogni modo anche qui ci sono delle sezioni passanti con pressioni differenti (chiamate pass-box) dove gli operatori possono far entrare e uscire il materiale.

  • ARMADI VENTILATI DI SICUREZZA

Penso che tu sappia cosa sia un armadio, probabilmente ne hai uno anche fuori in balcone o dentro casa dove tieni i vasetti della passata di tua nonna.
Bene, un armadio ventilato di sicurezza non è molto diverso in termini di struttura, infatti presenta delle ante e delle mensole proprio come quello che hai tu.
Unica differenza è che non potrai stoccarci delle sostanze chimiche, tossiche, volatili , nocive , infiammabili ed esplosive sicuramente…
Ma il vasetto della passata di pomodoro, quella si.

Sto scherzando anche se è vero quello che ti ho scritto, la struttura è similare ma ovviamente un armadio ventilato di sicurezza deve rispondere a precise caratteristiche strutturali al fine di poter essere conforme alle normative vigenti.

Devi sapere che la normativa che regolamenta tali armadi è la EN14470 che danno delle vere e proprie raccomandazioni da rispettare al fine di evitare disastri anche se questo non sempre viene rispettato dai molti.

Ad ogni modo, senza scendere troppo nei dettagli io ti consiglio vivamente di canalizzarli sempre all’esterno.
Si hai capito bene, SEMPRE significa SEMPRE.

Ma Cirillo anche se ho i filtri a carboni attivi all’interno?????

Si ho detto sempre.

E non a caso, infatti è vero che ci sono armadi che presentano dei filtri a carboni attivi ma è altrettanto vero che tali filtri sono praticamente inesistenti.
Sono piccolissimi e hanno una superficie di adsorbimento pressoché nulla quindi se malauguratamente si dovesse spaccare un contenitore o ci dovesse essere un versamento di sostanze chimiche all’interno dell’armadio, il tuo carbone versione pollypocket non ti aiuterà a contrastare i vapori che si svilupperanno non credi?

Ecco perché ti ripeto che se possibile, in via preventiva ovviamente, ti consiglio di canalizzare gli armadi sempre all’esterno così sarai in sicurezza qualora dovesse accadere un incidente non trasformandolo così in infortunio.

Adesso ti ho chiarito un pochino meglio le idee spero.

Troverai capitoli dove parlo più approfonditamente dei carboni attivi, del loro potere 
Adsorbente (e non è un errore, sono proprio adsorbenti) 
E molte altre cose interessanti, quindi non ti resta che scoprirlo.

Ad ogni modo sappi che il tuo bel armadietto in legno e mensoline varie non sono da considerarsi assolutamente dei dispositivi di protezione collettiva (DPC) e li puoi usare al massimo per conservare la famosa passata della cara Nonnina e farci due spaghetti a Pranzo.
Magari lontano dalle sostanze infiammabili se usi una bombola del gas ok?

Scusa se ogni tanto ironizzo, vorrei solo passasse il concetto e che non accadessero spiacevoli incidenti.
Perché guarda che accadono molto più frequenti di quanto credi, ma probabilmente i malaugurati che li provocano non possono più raccontarlo.

Adesso come ti dicevo, preferisco tornare sulle Cappe CHIMICHE o le Cappe BIOHAZARD più di uso comune e non così specifiche come isolatori o caci.

Infatti vorrei parlarti velocemente di aspetti che spesso vengono sottovalutati

Ad ogni modo, la formazione e l’informazione sono la chiave alla base di tutto.

Spesso si dimentica che a casa ci sono delle persone care che ci aspettano, non trovo sia carino portargli lo schifo del nostro lavoro e contaminare gli ambienti domestici sia chimicamente che biologicamente.

Il più delle volte uccide quello che non si vede e non si sente.

Non dimenticarlo mai.
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Fine dell'estratto Kindle.
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"Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui devi vivere."

(Jim Rohn)

Immagina di essere nato con una clessidra intorno al collo.

Nel momento del tuo primo respiro ci sono miliardi di granelli di sabbia all'interno e il tempo a tua disposizione sembra infinito, ma a ogni tuo respiro un granello cade dal cono superiore a quello inferiore.

Finché sei in buona salute non dai importanza al tempo che passa, ma quando inizi a lavorare in un laboratorio con una Cappa Chimica o Biohazard, inalando potenziali sostanze cancerogene, i granelli precipitano più velocemente al ritmo di 10 alla volta.

Quindi la tua clessidra si svuota 10 volte più velocemente e forse hai intuito il motivo...

L'Italia è letteralmente invasa da un'EPIDEMIA che dilaga come un fiume in piena.

Ogni giorno che passa 1000 persone in Italia si ammalano ineluttabilmente di CANCRO.

E quante di queste 1000 lavorano in un laboratorio?

Ti sei mai chiesto se stai utilizzando la tua Cappa Chimica o Biohazard nel modo più corretto affinché ti protegga, evitando di respirare qualche sostanza cancerogena? Sii onesto, te lo sei mai chiesto?

La verità è che la maggior parte delle persone non ha la minima idea di dove e come imparare ad utilizzare una cappa nel modo più appropriato.

Nessuno ti ha mai detto che le CAPPE sono l’unica armatura in grado di difendere i tuoi polmoni dalle sostanze cancerogene che potrebbero fuoriuscire, inquinando l’aria che tu e i tuoi colleghi respirate nel laboratorio.

Questo manuale sarà il tuo scudo, la cappa: la tua armatura e l’informazione la tua spada.

All'interno di questo libro sono svelati i consigli più efficaci e semplici da mettere in pratica – oltre che una serie di veri e propri “trucchetti del mestiere” per scoprire se la tua “armatura” ti sta proteggendo nel modo corretto e se la tua “spada” è ben affilata.

Mettendo in pratica anche solo uno dei consigli presenti nel manuale potrai rallentare la velocità in cui i granelli precipitano ed essere finalmente sereno e sicuro di poter respirare senza l’ansia di inalare sostanze mortali che ti potrebbero portare a contrarre un tumore.

Una volta che tutti i dubbi, le ansie e le insicurezze su cosa respiri saranno svaniti, noterai anche un miglioramento della qualità del lavoro, della tua salute e della tua vita personale.

Ti voglio regalare un primo consiglio: finché non sarai sicuro che la tua cappa funzioni correttamente e non avrai appreso se sai usarla bene, acquista questo libro e leggilo con "il fiato sospeso".

Buona Lettura!

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L'Autore
Fabrizio Cirillo

Ex agente della Polizia di Stato continua la sua professione in incognito continuando a tutelare la popolazione ignara della diffusione di questa EPIDEMIA che dilaga come un fiume in piena.

Padre di due splendidi ragazzi e marito di una moglie bellissima ma soprattutto intelligentissima che ha contribuito attivamente alla realizzazione di questo libro.

L'Autore viene definito simpaticamente da alcuni suoi clienti "Il Boss delle Cappe" ed è il fondatore di www.chizard.it "il primo ed unico portale informativo totalmente focalizzato sulle cappe Chimiche e Biohazard titolare della Techno srl, "assistenza tecnica qualificata di cappe Chimiche e Biohazard" con sede nel Lazio – www.technosrl.it.

La sua conoscenza è dovuta ad aver validato ad oggi oltre 15.000 dispositivi di protezione collettiva e formato sul campo circa 900 operatori di cappe sul corretto utilizzo delle stesse fornendo anche validi supporti documentali sia in formato cartaceo che digitale. L’autore di questo libro dice, "all’interno ho riversato 15 anni di studi, formazione e applicazioni sul campo".

We new friends!